CHI SONO
Sono cresciuta a pane e verbali, con il rumore dei tasti di una Olivetti 98 e la consapevolezza che ogni singola parola ha un peso millimetrico.
Per tutta la vita la divisa è stata la mia normalità, la mia scorta valoriale e il mio destino. Sono figlia di un carabiniere, nipote di carabinieri.
La divisa è la mia mappa genetica.
È nella foto dei miei tre zii paterni incorniciata in casa accanto a un vecchio articolo di giornale di Castrovillari che esaltava l’onore della famiglia; è nello zio materno nell’Arma; è nei trasferimenti da una città all’altra di mio padre, della storia con mia madre che li ha portati al paese dove sono cresciuta, a vivere da soli una vita tra pattuglie, adattamento e posti di blocco.
Ho visto mio padre scegliere i verbi come se camminasse su un terreno fragile, sapendo che un’interpretazione di pancia può stravolgere la realtà, mentre un fatto oggettivo ristabilisce l’ordine.
Ho imparato da mia madre la forza silenziosa della presenza, la capacità di reggere la solitudine e la distanza fisica senza mai far mancare il sostegno.
Ho passato la vita a osservare chi indossa un’uniforme e ho capito una verità profonda: la divisa non è un abito che si appende all’ingresso.
Ti si incolla alla pelle. Separare l’uomo dalla sua funzione, spegnere quell’interruttore dell’attenzione che ti fa monitorare ogni stanza e ogni pericolo, è una missione difficilissima. Quasi impossibile.
Sono cresciuta respirando l’idea che l’onore e il dovere si dimostrino nei dettagli, nella parsimonia dei gesti, nell’ordine metodico e nel rifiuto totale dell’approssimazione. Ho imparato che un verbo sbagliato o un’interpretazione di pancia possono stravolgere una vita in pochi secondi, mentre un fatto oggettivo ha il potere di ristabilire la verità.
Nei miei ricordi la divisa è stabilità, protezione, forza, affidabilità. Rappresenta la certezza che finché c’è quella presenza, le cose andranno bene.
Non riesco a immaginare nessun altro modo per me di stare al mondo: fiera delle mie radici e con la certezza che, per quanto sia duro e lungo il turno da affrontare, c’è sempre una mano da stringere per ritrovare la strada di casa.
"La divisa rappresenta la certezza che finché c'è quella presenza,
le cose andranno bene.
VISIONE
Un mondo in cui chi indossa un’uniforme riceva il totale riconoscimento non solo per il dovere che compie, ma per l’umanità che custodisce.
Un comparto Difesa e Sicurezza in cui l’efficacia operativa non sia più basata sulla “resilienza cieca” e sul logorio silenzioso del personale, ma sulla stabilità neuro-cognitiva.
Credo fermamente che proteggere chi ci protegge non sia solo un dovere morale, ma la più alta scelta strategica per garantire la sicurezza del Paese: se crolla lo scudo, crolla la certezza di tutti.
Guardo a un futuro in cui il perfetto equilibrio tra rigore gerarchico e gestione lucida del proprio mondo interno sia riconosciuto come il più alto livello di Onore e Leadership.
Un futuro in cui la tutela di chi serve le Istituzioni sia considerata la priorità.
MISSIONE
Onorare e proteggere l’essere umano che vive dietro la divisa ed essere spalla strategica di chi indossa un’uniforme e si trova a gestire la pressione del comando o della strada.
Attraverso l’applicazione scientifica delle neuroscienze e della PNL, mi schiero al fianco di Forze dell’Ordine e Forze Armate per fornire strumenti concreti capaci di disinnescare l’ipervigilanza costante e ottimizzare la comunicazione istituzionale.
Il mio compito è duplice: da un lato, potenziare l’autorevolezza, la motivazione e la gestione dei conflitti all’interno dei reparti; dall’altro, insegnare l’arte sacra dello svestirsi per difendere la serenità delle famiglie.
Agisco come un’alleata leale ed esterna all’Amministrazione, a zero stigma, per garantire che la fermezza sul campo non spenga mai l’essere umano dietro il ruolo.
IL MIO CODICE ETICO E D’ONORE "PROTEGGERE CHI CI PROTEGGE"
Consapevole dell’importanza dell’impegno che assumo nei confronti di chi ogni giorno protegge la nostra certezza, io Maria, davanti alla mia storia e alle mie radici,
MI IMPEGNO A
Onorare la sacralità della parola data e dell’azione, portando nei percorsi di coaching lo stesso rigore, lo stesso rispetto e la stessa precisione millimetrica che ho respirato fin da bambina tra le mura della caserma. Perché so che una parola esatta ristabilisce l’ordine e che l’approssimazione genera conflitto, applico a me stessa la medesima fermezza che chiedo a chi si siede di fronte a me.
Mettere a disposizione la metodologia del coaching, la scienza delle neuroscienze e della PNL per il solo bene dell’operatore, traducendo gli strumenti in una protezione pura per l’essere umano che vive dietro l’uniforme, al fine di salvaguardare la sua lucidità, le sue decisioni sotto pressione, il suo bene-stare, oltre ogni grado, ruolo o stelle.
Garantire un porto sicuro e un’oasi di assoluta riservatezza, creando uno spazio invalicabile, totalmente esterno alle dinamiche gerarchiche, burocratiche o sanzionatorie dell’Amministrazione. Questo è un luogo a zero stigma: la difesa dell’anonimato e del futuro professionale di chi si affida a me è un vincolo sacro.
Custodire l’integrità dell’essere umano oltre la funzione del ruolo, fornendo le strategie neuro-cognitive necessarie per spegnere l’interruttore dell’allarme costante. Mi impegno ad allenare l’arte sacra dello svestirsi prima di varcare la soglia domestica, affinché ogni professionista possa proteggere i propri affetti più cari e salvaguardare quel tenersi per mano quotidiano che dà un senso a ogni sacrificio.
Smantellare il mito della resilienza cieca per restituire la sovranità d’azione, rifiutando fermamente l’idea che la forza nasca dalla rigidità o dal subire passivamente gli eventi del servizio. Lavoro per restituire a ogni comandante e a ogni operatore il controllo del proprio spazio mentale, affinché possa tornare a guidare con autorevolezza empatica, a compattare i reparti e a governare la propria risorsa umana.
Mettermi costantemente in discussione per rimanere uno strumento limpido e autorevole, monitorando il mio dialogo interno prima di pretendere di orientare quello altrui. So che per guidare gli altri la prima pattuglia da schierare è quella dentro se stessi, e mi impegno a non smettere mai di addestrare le mie competenze per offrire strategie chirurgiche e vissute sulla mia pelle.
Essere sempre un esempio vivente di coerenza, trasparenza e integrità, consapevole che gli occhi del mondo sono puntati su chi ha la responsabilità di proteggere. Scelgo di vivere dimostrando che l’onore e il dovere si vedono nei dettagli, camminando a testa alta e fiera delle mie radici, per custodire intatta l’umanità e la dignità di chi ogni giorno garantisce la nostra sicurezza.