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Maria Toziano Coach

Quando capire il partner in divisa è l'unica cosa che conta

Coppia militare al parco

«Voglio solo capirlo» È la frase che sento pronunciare più spesso.

«Voglio capire i suoi ritmi, lo stress che si porta dietro dal servizio, quanto sia faticoso quel contesto».

Quante volte te lo sei ripetuto a mezza voce, mettendoti nei suoi panni prima ancora di esserti tolta i tuoi?

Giustifichi il suo distacco, ti fai piccola/o per non occupare troppo spazio, pesi le parole per non aggiungere stress alla sua giornata. 

E davvero, è un’intenzione nobile. Mettersi nei panni dell’altro dimostra maturità, profonda sensibilità e un desiderio sincero di tutelare il legame.

La trappola della comprensione

C’è un momento preciso, però, in cui questa profonda empatia smette di essere vicinanza e si trasforma in una trappola invisibile.

Succede quando usi la “comprensione” come anestetico per ingoiare la delusione. Quando giustifichi la sua freddezza o i suoi silenzi per evitare il conflitto, convincendoti che la tua insoddisfazione sia meno importante della sua fatica. Ti ritrovi a fare da cuscinetto perenne: capisci le sue emergenze, i suoi ritmi, i suoi sbalzi d’umore… ma nel frattempo, chi sta capendo te?

Arlie Hochschild, sociologa statunitense, ha dimostrato come le strutture sociali ci impongano delle norme implicite su ciò che dovremmo provare. 

La regola del sentire

Nelle dinamiche di coppia ad alto stress operativo scatta quasi automaticamente una regola del sentire molto rigida: si interiorizza l’idea che, siccome lui fa un lavoro difficile e rischioso, l’unica reazione ammissibile sia essere sempre pazienti, accoglienti e privi di pretese.

Così, quando nascono rabbia, solitudine o delusione, queste emozioni vengono spontaneamente giudicate come sbagliate o egoiste. Si inizia a “recitare”: si sorride quando si vorrebbe esprimere frustrazione, si soffocano i propri bisogni e ci si sforza con ogni energia di non mostrare risentimento.

Hochschild spiega che il divario continuo tra ciò che provi sul serio e ciò che ti imponi di mostrare genera una dissonanza emotiva.

Questo prosciugamento continuo che provi a fine giornata non è una tua debolezza, né la prova che “non sei abbastanza forte”. La Hochschild lo ha definito “lavoro emotivo” (Emotional Labor).

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Attivare le tue risorse interne

Comprendere la sua fatica è un gesto d’amore; non riconoscere la tua, un po’ meno.

Per cominciare a disinnescare questo automatismo, prova a farti queste domande con assoluta sincerità:

  • Mentre usi ogni tua energia per capire i suoi bisogni, chi si sta occupando dei tuoi?

  • Dove passa, per te, il confine tra il rispettare la fatica del suo lavoro e il tollerare un atteggiamento che ti ferisce?

  • Se oggi ti concedessi il permesso di ascoltarti, quale piccolo confine sceglieresti di tracciare a tutela della tua serenità?

Strumenti pratici

Mantenere la propria centratura non significa allontanarsi da lui, ma creare uno spazio in cui anche tu possa stare bene.

Se senti che la comprensione si è trasformata in un carico solitario, il primo passo non è cambiare le sue dinamiche, ma riprendere in mano la tua direzione. E, se leggendo queste righe hai sentito che parlavo proprio con te, puoi mandarmi anche solo un semplice “mi ci sono riconosciuta” qui.

Sarà il nostro punto di partenza per iniziare a fare chiarezza, con i tuoi tempi.